Un nuovo contributo di argomento musicale, a firma di Anna Laura Longo, è stato pubblicato su ITAMAR Revista de investigación musical -Territorios para el Arte.
Il titolo del saggio in questione è il seguente: Pensare e creare altrimenti (Disquisizione breve sul “dispositivo del controllo in musica” e sulle possibili azioni al di fuori dagli automatismi).
La rivista, di carattere internazionale, fa capo all’Universitad de Valencia (Facoltà di Filosofia e Scienze dell'Educazione).
In particolare, il nuovo saggio, datato luglio 2026, si fonda su un approfondimento peculiare riguardante il dispositivo del “controllo in musica”, con diramazioni ulteriori che vanno a far leva sulle possibili estensioni collegate con gli aspetti decisionali, situati all’interno dei processi sonori, andando anche a indagare la varietà di tipologie di coinvolgimento e insistendo sulle conseguenti forme di adattamento, che chiamano in causa musiciste e musicisti, mettendo soprattutto in evidenza le vaste ripercussioni sul piano esperienziale, comportamentale, psicologico e propriamente artistico.
Tutto ruota intorno ai seguenti costrutti fondanti: invenzione, scoperta, accertamento o rigenerazione di metodiche o schemi di riferimento in precedenza dati.
Lo scritto, nello specifico, parte dal presupposto che, nei confini dei linguaggi artistico-musicali, possano essere rinvenuti stili di conformazione più o meno accentuati, accanto a metodiche di appropriazione/replicazione altrettanto marcate. Sulla base di tali riscontri ben evidenziabili è stato possibile nel corso del tempo -e continua ad esser possibile- revisionare e riconfigurare i comportamenti e gli azionamenti musicali, performativi e strumentali in senso lato, andando dunque a integrare le prassi più abituali servendosi di acquisizioni nuove, agendo naturalmente anche su quelli che sono i principi intenzionali, pervenendo in tal modo a soluzioni aperte e di gran lunga imprevedibili (certamente inedite). Longo, ruotando intorno al tema della “struttura aperta” o campo aperto, affronta anche il tema della parziale de-fissazione degli elementi basilari della scrittura musicale e ci parla al contempo di multi-direzionalità, offrendo uno spettro di caratterizzazioni e di esplorazioni mutevoli, grazie anche alle numerose ipotesi di esplicitazione possibili di natura estemporanea e improvvisativa. Non mancano riferimenti ad approcci e ad apporti di carattere decisamente misto, dove vengono in pratica unificate o variamente mescolate le procedure, in vista di risultati oltremodo cangianti. Tutto ciò comporta un insieme di riflessioni necessarie: esse si accentrano su quelli che sono i criteri di organizzazione dei parametri musicali (criteri organizzativi che, a ben vedere, possono essere parziali o totali) per concepire il fatto musicale stesso come un accadimento composito, soggetto a mutamenti oltreché stabilizzazioni. Molti esempi vengono portati in ballo: esperimenti e procedure collegate con le figure di Mauricio Kagel, Emmanuel Nunez, Carlos Seixas, Earle Brown (quest’ultimo riconducibile ad Alexander Calder) e inevitabilmente John Cage e Morton Feldman. Sono presenti ulteriori addentellati con i risultati conseguiti nell’arte. A tale riguardo i nomi citati sono quelli di Sarah Benslimane e Jan Arp, poi, su prospettive in parte diverse, vengono menzionati anche Butch Morris, Céleste Boursier Mougenot e Fausto Romitelli. Viene posto in risalto l’affioramento di idee e di scelte aventi il compito inesausto di ricostruire i linguaggi artistici dell’oggi, affinché essi possano essere davvero rappresentativi dell’epoca in corso. In tal senso viene fatta luce sul desiderio primario e ineludibile di ampliamento dei confini. E da questo punto di vista lo spunto messo in campo -e fatto oggetto di validazione- è quello di una costante e possibile “rigenerazione cellulare.” Da questo punto di vista Longo afferma come tutto il ventaglio di azioni e reazioni legate nell’insieme al far musica non possa che affidarsi a un costrutto particolare: quello di ”estensione poetica”. Quest’ultima si ritroverà ad essere per necessità legata alla bellezza e mutevolezza degli istanti.
Agendo tra forma e struttura, tra flessibilità e margini di libertà, l’esplicitarsi delle forme di musicalità e propriamente l’insieme delle azioni musicali, così come il delinearsi dei gesti di strumentiste e strumentiste, potrà conoscere una rivalutazione inarrestabile, avvalendosi evidentemente di un cogente richiamo: quello della trasformazione e del mutamento interno, anche rivelatorio a ben vedere. Rivelatorio poiché portatore di nuovi meccanismi di azione e di inesplorati modi di posizionarsi e quindi di essere al mondo. Questo il messaggio principale che scorre tra le righe.
I precedenti contributi di Anna Laura Longo erano apparsi rispettivamente nell’anno 2024 e, successivamente, nel 2025. Il concetto di “modulazione sensoriale” e di unificazione tra le sfere estetiche e i linguaggi aveva fatto il suo ingresso già nel primo scritto intitolato Il concetto numerico e le regole proporzionali tra visibile e udibile (n.10 della rivista).
Nel secondo testo intitolato Intersecazioni sonore e visive tra orizzontalità e verticalità (“attraversamenti rinforzati” per nuovi passaggi sistematici) sono state sviluppate delle iniziali considerazioni riguardanti la gestualità pianistica contemporanea per portare poi l’attenzione sulla rilevanza del segno, in musica e in pittura. In tal senso viene introdotto il concetto di “attraversamento rinforzato”, per alimentare una qualità e un’espansione dal punto di vista della ricezione e della percezione audio-visiva.
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