Pensare e creare altrimenti (un nuovo contributo su Itamar n.12)

 


Un nuovo contributo di argomento musicale, a firma di Anna Laura Longo, è stato pubblicato su ITAMAR Revista de investigación musical -Territorios para el Arte.

Il titolo del saggio in questione è il seguente: Pensare e creare altrimenti (Disquisizione breve sul “dispositivo del controllo in musica” e sulle possibili azioni al di fuori dagli automatismi).

La rivista, di carattere internazionale, fa capo all’Universitad de Valencia (Facoltà di Filosofia e Scienze della Formazione).



In particolare, il nuovo saggio di Longo, datato luglio 2026, si fonda su un approfondimento peculiare riguardante il dispositivo del “controllo in musica”, con diramazioni ulteriori che vanno a far leva sulle possibili estensioni collegate con gli aspetti decisionali, situati all’interno dei processi sonori, andando anche a indagare la varietà di tipologie di coinvolgimento e insistendo sulle conseguenti forme di adattamento, che chiamano in causa musiciste e musicisti, mettendo soprattutto in evidenza le vaste ripercussioni sul piano esperienziale, comportamentale, psicologico e propriamente artistico.

Tutto ruota intorno ai seguenti costrutti fondanti: invenzione, scoperta, accertamento o rigenerazione di metodiche o schemi di riferimento in precedenza dati. 

Lo scritto, nello specifico, parte dal presupposto che, nei confini dei linguaggi artistico-musicali, possano essere rinvenuti stili di conformazione più o meno accentuati, accanto a metodiche di appropriazione/replicazione altrettanto marcate. Sulla base di tali riscontri ben evidenziabili è stato possibile nel corso del tempo -e continua ad esser possibile- revisionare e riconfigurare i comportamenti e gli azionamenti musicali, performativi e strumentali in senso lato, andando dunque a integrare le prassi più abituali servendosi di acquisizioni nuove, agendo naturalmente anche su quelli che sono i principi intenzionali, pervenendo in tal modo a soluzioni aperte e di gran lunga imprevedibili (certamente inedite). Longo, ruotando intorno al tema della “struttura aperta” o campo aperto, affronta anche il tema della parziale de-fissazione degli elementi basilari della scrittura musicale e ci parla al contempo di multi-direzionalità, offrendo uno spettro di caratterizzazioni e di esplorazioni mutevoli, grazie anche alle numerose ipotesi di esplicitazione possibili di natura estemporanea e improvvisativa. Non mancano riferimenti ad approcci e ad apporti di carattere decisamente misto, dove vengono in pratica unificate o variamente mescolate le procedure, in vista di risultati oltremodo cangianti. Tutto ciò comporta un insieme di riflessioni necessarie: esse si accentrano su quelli che sono i criteri di organizzazione dei parametri musicali (criteri organizzativi che, a ben vedere, possono essere parziali o totali) per concepire il fatto musicale stesso come un accadimento composito, soggetto a mutamenti oltreché stabilizzazioni. Molti esempi vengono portati in ballo: esperimenti e procedure collegate con le figure di Mauricio Kagel, Emmanuel Nunez, Carlos Seixas, Earle Brown (quest’ultimo riconducibile ad Alexander Calder) e inevitabilmente John Cage e Morton Feldman. Sono presenti ulteriori addentellati con i risultati conseguiti nell’arte. A tale riguardo i nomi citati sono quelli di Sarah Benslimane e Jan Arp, poi, su prospettive in parte diverse, vengono menzionati anche Butch Morris, Céleste Boursier Mougenot e Fausto Romitelli. Viene posto in risalto l’affioramento di idee e di scelte aventi il compito inesausto di ricostruire i linguaggi artistici dell’oggi, affinché essi possano essere davvero rappresentativi dell’epoca in corso. In tal senso viene fatta luce sul desiderio primario e ineludibile di ampliamento dei confini. E da questo punto di vista lo spunto messo in campo -e fatto oggetto di validazione- è quello di una costante e possibile “rigenerazione cellulare.” Da questo punto di vista Longo afferma come tutto il ventaglio di azioni e reazioni legate nell’insieme al far musica non possa che affidarsi a un costrutto particolare: quello di ”estensione poetica”. Quest’ultima si ritroverà ad essere per necessità legata alla bellezza e mutevolezza degli istanti.

Agendo tra forma e struttura, tra flessibilità e margini di libertà, l’esplicitarsi delle forme di musicalità e propriamente l’insieme delle azioni musicali, così come il delinearsi dei gesti di strumentiste e strumentiste, potrà conoscere una rivalutazione inarrestabile, avvalendosi evidentemente di un cogente richiamo: quello della trasformazione e del mutamento interno, anche rivelatorio a ben vedere. Rivelatorio poiché portatore di nuovi meccanismi di azione e di inesplorati modi di posizionarsi e quindi essere al mondo. Questo il messaggio principale che scorre tra le righe.

I precedenti contributi di Anna Laura Longo erano apparsi rispettivamente nell’anno 2024 e, successivamente, nel 2025. Il concetto di “modulazione sensoriale” e di unificazione tra le sfere estetiche e i linguaggi aveva fatto il suo ingresso già nel primo scritto intitolato Il concetto numerico e le regole proporzionali tra visibile e udibile (n.10 della rivista).

Nel secondo testo intitolato Intersecazioni sonore e visive tra orizzontalità e verticalità (“attraversamenti rinforzati” per nuovi passaggi sistematici) sono state sviluppate delle iniziali considerazioni riguardanti la gestualità pianistica contemporanea per portare poi l’attenzione sulla rilevanza del segno, in musica e in pittura. In tal senso viene introdotto il concetto di “attraversamento rinforzato”, per alimentare una qualità e un’espansione dal punto di vista della ricezione e della percezione audio-visiva.

Collegamento per la lettura

https://turia.uv.es/index.php/ITAMAR/en/article/view/33291/35651?fbclid=PAb21jcAS9XL9leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZA81NjcwNjczNDMzNTI0MjcAAaeHhMyhXBEpZAm4jqiKQdmLwvt4n0LLqhs5-EsyjWwQluWwxX0y5auudcx8uw_aem_nG4dG8Qq9bbpLx60abL-UA


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