Eterogeneità nell'esperienza di riconoscimento


Si riporta di seguito un saggio apparso sul semestrale Musica Domani (Organismo ufficiale  della SIEM. Società Italiana per l'Educazione Musicale-n.184) 

Riconoscimenti all'Ascolto (Un atlante possibile)                                                        di Anna Laura Longo                           

Lo studio-atelier Territorio di stimolazione sonora è un micro- luogo di pratica, produzione e formazione artistico-musicale, situato in Roma e basato su un’impostazione marcatamente transgenerazionale, in cui trovano spazio labirintiche prospettive di indagine e di comparazione tra i saperi e tra le discipline artistiche. L’intento è quello di alimentare, custodire e dare forma a vicende allargate di sperimentazione didattica, attraverso corsi strumentali, esperienze cameristiche, progetti poetico-visuali e incontri di coltivazione vigile dell’ascolto. Lo studio si configura dunque come dinamico polo di ricerca, seguendo un criterio comparativo tra le diverse discipline artistiche che esula da un’impostazione meramente strumentale, propugnando invece l’importanza di una non-replicabilità (più che altro di una non-fissità) del gesto formativo, in vista di una rivalutazione dell’intenzione poetica dello stesso e in direzione di una pienezza di ricerca che ogni atto creativo esige. Proprio nel passaggio continuo dall’accertamento del conosciuto all’emersione del nuovo si muove la costruzione di un’ipotesi e di una visione ben specifica, che conduce infine a una relazione con lo strumento che si connota manifestamente come vicenda poliedrica, mai esente dal sentire l’arte come “sorgente”. Particolare rilievo hanno assunto nel corso degli anni gli incontri intitolati Ascolto e contemporaneità, sorti con lo scopo di avvicinare a una conoscenza della fitta realtà sonora dell’oggi. Le partecipanti e i partecipanti sono stati condotti verso un accoglimento di tipo “prismatico “dei parametri musicali, mettendo agilmente a confronto le sfere sensoriali, secondo uno stile denominato dinamico-estensivo. Il lavoro è stato dotato di spunti variamente legati ai meccanismi di percezione e di fruizione delle arti nel loro complesso, con approfondimenti ulteriori sul potenziamento dell’immaginazione uditiva e sulle possibilità di ingresso, attraversamento, intensificazione e individualizzazione del proprio tempo, da vedersi come tempo di variegatezza e di esplorazione.

Premessa

Il verbo riconoscere nella nostra lingua è correntemente affiancato ai corrispettivi individuare, identificare, distinguere (qualcuno o qualcosa di già noto). Il presupposto essenziale per l’attuarsi di una forma di riconoscimento primario è dato, quindi, dalla presenza del già noto. Ma come è possibile–musicalmente parlando– lavorare e ritrovarsi ad esplorare tale territorio, che potrà essere, per ciascuno o ciascuna, più o meno recintato o vasto a seconda delle vicende personalmente vissute? Quali ipotesi di differenziazione, di avvicinamento o distanziamento si profilano in confronto ad altre sfere sensoriali, che siano distinte ma al contempo affiancabili all’udito?

A partire da tali quesiti, nell’ambito degli incontri intitolati “Ascolto e Contemporaneità” svoltisi presso lo Studio-atelier Territorio di stimolazione sonora in Roma, si è dato avvio ad un percorso di ricerche stratificate riguardanti proprio la variabilità e l’eterogeneità del dispositivo- riconoscimento.  Procedendo nella lettura sarà possibile notare come l’intento sia stato quello di costruire una micro- territorialità intorno a questo argomento (e conseguentemente una sorta di cartografia). E trovandosi per l’appunto di fronte a dinamiche territoriali è risultato oltremodo spontaneo concepire e pensare spazi di plasticità, con alternanze di continuità e discontinuità, situandosi all’interno di movimenti e morfologie. Il processo di riqualificazione del riconoscimento è passato in primo luogo attraverso esempi e forme di discorsività. Una diversità di esperienze è coincisa con una diversità di narrazioni-scritture. L’idea di fondo, in ogni caso, è stata quelle di trasformare il flusso istantaneo del riconoscimento da non-luogo (o luogo per lo più inosservato) in microcosmo denso e ricco di sollecitazioni e sorprese. 

Naturalmente è apparso sin dall’inizio evidente come fosse interessante non limitarsi a ri-conoscere in forma fine a se stessa, ma dimostrarsi capaci di osservare se stessi nell’atto di compiere il riconoscimento. Ritrovarsi quindi davvero attivi e senzienti nel riportare a galla e trattenere episodi di riconoscimento, con particolare riferimento all’ascolto. Si ritroveranno di seguito alcune delle principali linee- guida soggiacenti il tragitto. Si è trattato in sostanza di modulare un’esperienza composita, dando spazio e valore a sessioni di lavoro flessibili, privandosi, soprattutto, di assumere i risultati dell’esperimento-parziali o generali che fossero- come incrollabili dati di fatto. Le scelte operative e metodologiche si sono rivelate dunque suscettibili di continui adattamenti e modifiche sulla base di ciò che è andato emergendo strada facendo.

Narrazioni incrociate e libere, trattenute in forma diaristica

Per introdurre il tema del riconoscimento è stato anzitutto richiesto ai corsisti e alle corsiste di lavorare in direzione di una “moltiplicazione di sorveglianze”, provvedendo alla stesura di un diario vero e proprio, il più possibile accurato e continuativo. Allontanandosi da una forma di abitudinarietà e di distrazione rispetto agli stimoli sonori quotidiani provenienti dalla realtà esterna si è chiesto nello specifico di provare ad accorgersi se, e con quale frequenza, andavano verificandosi e depositandosi nella memoria episodi di riconoscimento musicale generico, con quale impatto emotivo e ritrovandosi in quali ambienti (tenendo conto proprio di ambienti disparati). Il tutto è stato suffragato da un appoggio continuo alla quotidianità, recuperando forme effettive di risveglio sensoriale.

Il riconoscimento a cui ci si è interessati in primo luogo ha riguardato i seguenti parametri:

- riconoscimento di un brano

- di una voce o di uno strumento

- di uno stile interpretativo

- di un genere o di un’epoca peculiare

Solo in un secondo momento l’attività è stata accompagnata e arricchita da un efficace allargamento di campo, arrivando a coinvolgere-unitamente all’udito-anche la vista e i sensi nel loro assetto più generale, giungendo quindi ad includere esperimenti di riconoscimento riguardanti oggetti, volti, gesti, luoghi e spazi, con immersioni ulteriori tra sapori e odori. Coloro che hanno scelto di rilasciare le prime micro-testimonianze scritte, dando voce al tema del riconoscimento uditivo, sono partiti con tentativi alquanto esili e soprattutto poco dettagliati, guadagnando strada facendo un linguaggio decisamente più circostanziato, coerente e ampliato.

È soprattutto emersa l’esigenza di far ricorso a un’aggettivazione particolareggiata, segno questo che l’esperienza iniziava a farsi corposa e a mostrare le sue risorse interne, con una gamma di riflessi e sfumature evidenziabili. La tavolozza di aggettivi prescelti, da un certo momento in poi, ha iniziato a fornire un’ossatura, anzi sarebbe meglio dire una corporatura vera e propria all’esperimento in questione, facendo in modo che esso iniziasse ad avere una buona delineazione.

Nelle descrizioni dei propri episodi di riconoscimento alcuni aggettivi sono risultati più ricorrenti e incisivi di altri. Di seguito una breve elencazione per render conto di ciò: inequivocabile, imprevisto, netto, graduale, blando, occasionale, impreciso, faticoso, emozionante, vorticoso, sorprendente, involontario, consistente, elusivo, amorfo, nitido, sensazionale. 

In ciascun allievo o allieva è affiorato il carattere di sorpresa insito nell’esperienza stessa. Le sessioni di lavoro sono state effettivamente vissute come procedimenti e atti insoliti e definiti, in quanto tali, “momenti di risveglio”. L’assestarsi e il perfezionarsi del linguaggio nelle narrazioni scritte e negli spazi di conversazione e di condivisione che ne sono seguiti, ha reso possibile che il riconoscimento–a detta degli allievi stessi–iniziasse a “danzare “trasformandosi in una sorta di corpo in movimento. Un evento, seppur di breve durata, da scorgere, assaporare e seguire volta per volta, in virtù delle sue peculiari caratteristiche e sfaccettature. In definitiva è apparso chiaro come fossero in corso veri e propri movimenti di appropriazione e assestamento, di messa in risalto e di condensazione dei risultati. 

L’esperimento ha interessato uno spettro davvero eterogeneo di allievi e allieve, con differenze più o meno marcate e consistenti riguardo le età, la preparazione musicale ecc. Si riporta, a titolo indicativo, una manciata di osservazioni sorte spontaneamente a inizio del percorso e trascritte nelle pagine dei diari degli interessati. Tali pagine sono divenute-come già detto-via via più selettive in virtù di consegne apposite. Tali osservazioni sono servite come spunti per le successive operazioni di approfondimento. 

Caso 1

L’allieva (anni 16, appartenente al corso di pianoforte) riferisce di aver udito, durante uno spostamento in tram, il canto inaspettato e gioioso di una bambina presumibilmente di età prescolare e di aver riconosciuto con immediatezza e tenerezza in quel canto una filastrocca infantile appresa anni addietro.  La ragazza sostiene inoltre di aver seguito silenziosamente il percorso melodico in questione, avendo chiare nella memoria le parole e le particolarità ritmiche. 

Caso 2

L’allievo (anni 15-sesto anno di pianoforte) durante un’abituale passeggiata pomeridiana dichiara di aver captato, e di essersi quindi soffermato ad ascoltare in lontananza, un pianista “in erba“ intento ad eseguire esercizi pianistici. Afferma di aver riconosciuto nello specifico l’esercizio n.1 tratto da Hanon,Il pianista virtuoso, e di essere stato in grado di ripercorrere digitalmente e in modo mentale–con immediatezza- il tragitto dell’esercizio stesso, in forma quasi automatizzata.

Caso 3

L’allieva (adulta, anni 53, partecipante ai corsi di Guida all’ascolto) racconta di essersi recata in farmacia e di aver riconosciuto in loco un brano particolarmente noto, trasmesso in radio, senza però essere in grado, lì per lì, di aver chiaro chi ne fosse l’interprete e quale fosse il titolo del brano stesso. Salvo poi–una volta tornata in casa–risalire ai dettagli precedentemente sfuggiti. L’allieva annota inoltre come non si fosse mai accorta, in occasione di visite precedenti, della presenza di musica diffusa in radio nella suddetta farmacia. Si è detta pertanto incuriosita e divertita dal fatto di voler tornare a fare ulteriori sopralluoghi nel medesimo luogo, con lo scopo di effettuare nuovi rilevamenti. 

Caso 4

L’allievo (anni 23 studente di pianoforte e inoltre di musicologia) racconta come nel suo condominio siano presenti da svariati anni due custodi, uno dei quali regolarmente riconosciuto e riconoscibile a causa dell’abitudine di fischiettare.  L’allievo fa notare come il fischiettio suddetto, nell’ambito dell’esperimento intrapreso, possa trasformarsi in una duplice occasione di indagine: riconoscimento e accertamento della presenza della persona, da una parte, e riconoscimento del brano proposto, dall’altra.

Caso 5

L’allieva (anni 15 iscritta ai corsi di Teoria e grammatiche musicali), in visita in una città belga, dichiara di essersi ritrovata in taxi per uno spostamento dalla stazione ferroviaria in ostello e, in tale frangente, di aver avuto occasione di riconoscere – tra i vari brani cantati in lingua francese–una celeberrima canzone del repertorio anni ’60 interpretata in lingua italiana. Risulta perfettamente in grado di riportare e ricostruire musicalmente ogni dettaglio, potendo inoltre accennare al pianoforte i passaggi salienti.

Nella ricca congerie di esempi emersi e condivisi (di cui i casi qui enumerati rappresentano solo una piccola parte dell’insieme) è stato rimarcato e sottolineato dai più come fosse utile e necessario lasciar trascorrere un tempo appropriato di adattamento, quasi di riscaldamento, affinché potessero diventare davvero pulsanti e animati gli istanti del riconoscimento.  Gli esempi riportati sono tutti rientrati tra gli accadimenti occasionali, seppur ben localizzati e circoscrivibili. 

Queste prime individuazioni (soggettivamente interpretabili) sono state uno spunto per discorrere efficacemente della possibilità di costruzione di un tempo quotidiano diversamente scandito, più che altro internamente scandito, quindi di per sé distinto e degno di esser rilevato. Un tempo fondamentalmente disgiunto dalle caratterizzazioni abituali e arricchito dalla presenza di micro-eventi autonomamente gestiti, di fronte a cui divenire spettatori o spettatrici agili e consapevoli.

Interrogare il riconoscimento, intensificandolo, ha significato intervenire più o meno direttamente sulla qualità e sulla “dinamizzazione “degli istanti, ritrovandosi sensibili e permeabili dinanzi al loro dispiegarsi.  Come di fronte a una varietà di paesaggi, spingendosi tra continue scoperte e verifiche, è facilmente galleggiato e affiorato in superficie il fascino del riconoscimento come prodotto interiore, come fatto esclusivo e fortemente individualizzato, in grado di essere trattenuto nella memoria e, in quanto tale, ricondotto o ricomposto mediante associazioni plurime e talora non propriamente controllabili. I momenti di dialogo instaurati hanno condotto verso considerazioni ulteriori e necessarie sull’ascolto, sul fatto che esso possa definirsi, anzi manifestarsi, come un luogo aperto e in costante trasformazione. Un ambito effettivo di configurazione duttile e sostanzialmente inarrestabile. Il dare parola a tutto ciò– come già accennato–non ha fatto altro che rinforzare il senso di appropriazione delle sensazioni scaturite, creando un evidente slancio e desiderio di compartecipazione.

Suggestioni letterarie viste come viatici

Mentre iniziavano ad agire e probabilmente a stratificarsi tali esperienze è stata di fatto suggerita e intrapresa  la lettura di un passo letterario riportante la firma di Marcel Proust, tratto da La strada di Swann. La bellezza della scrittura dell’autore francese è stata un valido aiuto per la creazione di un varco ulteriore in relazione al riconoscimento della voce.

«  …Le sere in cui, seduti davanti alla casa sotto il grande castagno, intorno alla tavola di ferro, sentivamo in fondo al giardino non il sonaglio ciarliero e chiassoso che inondava, che stordiva al passaggio col suo rumore ferrugginoso, inesauribile e gelido, ogni persona della casa che lo scatenava entrando senza suonare, ma il doppio tintinnio timido,  ovale e dorato della campanella per i forestieri, ciascuno subito si domandava: -Una visita, chi può essere?-ma si sapeva bene che non poteva che essere Swann».

E poco più avanti:

«Restavamo tutti in sospeso per le notizie che la nonna ci avrebbe dato sul nemico, come se potessimo esitare tra un gran numero di assalitori possibili, e poco dopo il nonno diceva:-Riconosco la voce di Swann».

Sono sorti e proliferati inevitabilmente esperimenti di ascolto e auto-ascolto inerenti le voci altrui o più direttamente incentrati sulla voce propria e, a seguire, piacevoli ricerche suffragate da registrazioni, comparazioni e sovrapposizioni di stampo creativo. Le conversazioni quotidiane intraprese (soprattutto di tipo telefonico) sono divenute inaspettate piste di indagine per poter scorgere elementi significativi riconducibili al nostro percorso.

Naturalmente non è mancata occasione di dare risalto a stili vocalici peculiari, menzionando interpreti celebri e composizioni più o meno rare o ragguardevoli.  Non è sfuggita ad esempio l’occasione di citare l’approccio singolare e sperimentale portato avanti da Demetrio Stratos o ancora le interpretazioni estremamente innovative e personalizzate di Cathy Berberian. Approfondimenti ulteriori hanno riguardato canti e repertori etnici dalle caratteristiche particolarmente marcate (sardi, bulgari, inuit). Ha destato particolare curiosità in questo frangente il racconto di un’allieva, la quale ha riferito di aver ascoltato-di ritorno da uno degli incontri sull’ argomento- la proprietaria della sua pizzeria di fiducia pronunciare la seguente frase: Riconosco al telefono una mia cliente solo dal modo particolare in cui si ritrova a pronunciare, di volta in volta, la parola Buonasera.

In tale contesto è stato possibile iniziare a far ruotare il discorso intorno ad alcuni verbi connotanti il tema del riconoscimento, raccogliendo e producendo una nuova elencazione utile per allargare la mappatura e il tracciato. 

Alimentare, attraversare, compiere, elaborare, evidenziare, attendere, dare spazio, intraprendere, seguire, far fluire, attualizzare, distinguere, isolare, accerchiare, riformulare, accogliere, liberare il riconoscimento. Sono questi alcuni degli esempi più rilevanti.Tra le nuove testimonianze e narrazioni sopraggiunte è comparsa la dicitura “arrendersi al piacevole richiamo del riconoscimento”.  E ancora è stato indicato come traguardo il fatto di poter masticare il riconoscimento stesso (nutrirsene per farne derivare utili conseguenze).

Riconoscimento del proprio tocco e del proprio stile interpretativo

Essendo quasi tutti i partecipanti coinvolti anche in lezioni di strumento, non è mancata una deviazione in direzione del riconoscimento del proprio tocco, del proprio stile interpretativo. Anche in questo caso sono state utilizzate svariate registrazioni, con un coinvolgimento allargato e con esperienze di gruppo, più che altro aventi una funzione di raccordo delle singole esperienze.

La lettura e la conoscenza di scritti di Glenn Gould ha potenziato a questo punto le discussioni. Nello specifico ci è venuta incontro una pagina tratta dal volume No, non sono un eccentrico (EDT).

Ecco uno stralcio risultato particolarmente accattivante, che ha dato adito a nuovi dibattiti concernenti l’auto-riconoscimento:

  «Alcuni anni fa avevo registrato il Concerto in re min. di Bach, e in quel momento ne ero molto soddisfatto. Un giorno, due o tre anni più tardi, mi trovavo in auto e ho acceso la radio nel mezzo del primo movimento di una registrazione che qualcuno aveva fatto di questo Concerto. In quel periodo il mio giradischi non era ben regolato e girava un po’ troppo veloce, il che faceva crescere tutto di mezzo tono e urtava il mio orecchio assoluto. Al tempo stesso però aggiungeva un tocco gradevole di brillantezza che dava alla musica un mordente un po’ toscaniniano. Mi ero abituato ad ascoltare la mia incisione del Concerto di Bach in mi bemolle, ed ecco che ora, alla radio, lo sentivo suonato in re minore e più lentamente. Mi chiesi chi poteva essere l’interprete.  Sapevo che l’opera era stata registrata recentemente da X, Y e Z. Ero praticamente convinto che quel che stavo ascoltando fosse di X, perché l’interpretazione aveva tutte le sue caratteristiche di solidità, mentre io, quando l’avevo incisa, avevo avuto un atteggiamento molto più disinvolto rispetto alla musica. A mano amano che ascoltavo mi chiedevo:-perché non riesco a suonare con questa convinzione, con questa disciplina così semplice?-. Ero furente con me stesso. Arrivò il secondo movimento e mi dissi:-Che tempo meraviglioso!-. Poi notai due appoggiature che erano eseguite molto prima del tempo, mentre la nota reale non cadeva sul mezzo tempo ma sui tre ottavi. Non conoscevo nessun altro che facesse questo con Bach all’infuori di me. Fu allora che mi resi conto che la radio stava trasmettendo la mia incisione e, da quel momento, iniziai a trovarle ogni sorta di difetti».

Al termine di questa lettura, riconosciuta come particolarmente pregnante e adeguata, si è parlato proficuamente del riconoscimento come avventura, mettendo in evidenza anche il carattere di perturbazione di cui esso può farsi portatore. Accanto all’aspetto perturbativo qualcuno ha voluto far leva anche sulle possibili dosi di ambiguità riscontrabili, a volte, nel riconoscimento.

Si è poi voluta scorgere in esso la presenza di una musicalità vera e propria e soprattutto di un ritmo interno, notando la caratterizzazione a volte fulminea, rapida e categorica o al contrario scorrevole e cadenzata.  Tutto è riconoscimento: è stata la sintesi provvisoria a cui si è pervenuti. Nel frattempo è maturato il desiderio di sondare il terreno del riconoscimento anche sul fronte della lingua madre con l’intento di produrre nuove configurazioni e soprattutto nuovi margini territoriali. L’esplorazione, profonda e sistematica, ha interessato un lasso di tempo abbastanza ampio e tale da lasciar incorporare risultati diversificati.   

Nell’evidente fluidificazione del lavoro in corso sono affiorate nuove immagini e metafore, fornite dalle allieve o dagli allievi stessi. Ad esempio l’immagine di un arcipelago si è stagliata e ha ravvivato uno degli ultimi incontri effettuati.  Riconoscimenti come Arcipelaghi è stato il titolo momentaneo sulla base del quale è stato possibile tessere e imbastire nuove riflessioni orali e scritte, di carattere ampliato. Non è mancata l’ipotesi di creare un rapporto con il riconoscimento sfruttando la sfera visiva, addentrandosi tra numerosi spartiti e partiture in merito a brani più o meno noti. Un capitolo a parte è stato caratterizzato dall’analisi di musiche dotate di un alto grado di riconoscibilità attraverso la presenza di elementi fortemente identificativi.

Di pari passo sono iniziate perlustrazioni tra i volti, con immersioni attraverso incontri reali o mediante confronti con materiali fotografici. Una parentesi è stata aperta in relazione alla ritrattistica, con esempi celebri desunti dalla storia dell’arte di epoche passate e presenti. In forma derivativa è stato affrontato l’argomento del riconoscimento come agnizione, con esempi tratti dalla letteratura teatrale.

L’apertura dei campi di possibilità ci ha condotti e condotte verso indagini su sapori e odori.Infine l’ultimo tassello ha interessato i luoghi. Il riconoscimento di tragitti e ambienti è passato attraverso esperimenti partecipativi, che hanno coinvolto gli interessati attraverso vere e proprie visite reciproche in condomini o in luoghi ignoti. In questi casi ci si è soffermati a riflettere sugli effetti e sulle sfumature del riconoscimento in posizione statica o deambulatoria.

Conclusioni

Le descrizioni sommarie fin qui elencate e trascritte possono solo in parte restituire l’atmosfera generatasi e protrattasi per un periodo abbastanza esteso, durante il quale è stato possibile immettersi in una prospettiva davvero ricca di esplorazioni progressive. Trasformare la nostra tiepida erranza tra cose, luoghi e persone in attraversamento vigile e consapevole non può considerarsi un risultato irrilevante o di poco conto. Portare quasi ad ebollizione alcuni dei singoli istanti quotidiani, dando loro dinamicità e ragion d’essere, è stato quindi il nostro compito provvisorio, ed è risultato certamente piacevole ritrovarsi esterrefatti, coinvolti o semplicemente e inspiegabilmente attratti dai singoli episodi.

Tornando alla letteratura, affido quindi la conclusione alle parole di Jorge Luis Borges presenti nel breve racconto intitolato La casa di Asterione (tratto da L’Aleph)

  «D’ altronde, una volta, al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che mi infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato ma il pianto accorato d’un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare».


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Gli incontri intitolati 
Riconoscimenti all'ascolto
vengono replicati con una certa regolarità e sottoposti a continue integrazioni e aggiunte.

Per informazioni o iscrizioni e per lezioni anche di tipo individuale si potrà far riferimento alla mail seguente: 
annalaura_longo@hotmail.com

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